Il vortice dei pensieri che non rallenta neanche quando si posa la testa sul cuscino. Dolorini sparsi. Rigidità fisica. Una continua sensazione di malessere. Di solito l’avventura dello yoga comincia grazie a questi piccoli o grandi guai. Ed ecco che - spesso su consiglio di amici fidati - si contatta una scuola di yoga e ci si prenota per la classica lezione di prova gratuita.
Il possibile-nuovo-allievo si presenta in sala nel giorno pattuito con tuta d’ordinanza e adeguate razioni di entusiasmo e curiosità, poi possono accadere due fenomeni opposti.
A volte bastano cinque minuti di lezione per vedere il possibile-nuovo-allievo trattenersi a stento dallo sgranare gli occhi, sforzandosi di fare qualcosa che evidentemente non vorrebbe fare. Poco dopo il già ex possibile-nuovo-allievo è distratto, andato. L’insegnante sa che non lo vedrà tornare. Tutto ciò che resta è “lo spigolo vivo del congedo” (Paul Celan dixit) al termine della sessione, quando la persona non vede chiaramente l’ora di guadagnare l’uscita.
È sempre accaduto? Le cose sono sempre andate così? Certamente lo yoga non è facile da avvicinare, visto che - come le tecniche di meditazione e le arti marziali orientali - è una disciplina complessa e per di più radicalmente diversa dalla vita che si fa, dagli ambienti, dai comportamenti ai quali si è abituati. Addirittura, richiede una forma mentis particolare: quella del cercatore, dello sperimentatore.
Negli ultimi anni, a queste difficoltà intrinseche della pratica, si è aggiunta l’esplosione di discipline che dello yoga hanno il nome e poco altro. Il mondo dello yoga si è disintegrato in una miriade di varianti, insegnanti di più che dubbia esperienza e scuole anche di bassissima qualità.
Chiaro quindi che molti si siano fatta un’idea sbagliata dello yoga - quello ad esempio protagonista di molti spot in Tv e dei racconti delle cosiddette celebrities - e si siano così moltiplicate le possibilità per un battesimo dello yoga deludente. L’effetto shock a cui allude il titolo di questo articolo, insomma, è diventato più probabile.
Per fortuna però, la reazione più frequente alla prima lezione resta quella dell’innamoramento immediato per un’esperienza radicalmente diversa da tutte quelle vissute prima. L’ascolto interiore. La scoperta di una dimensione segreta in cui si può finalmente essere se stessi. Senza maschere, senza infingimenti, senza sforzo.
Gli asana dello yoga che rappresentano la parte più “fisica” dello yoga, la più famosa, non sono semplici “posture”, ma sempre e comunque esercizi di consapevolezza, di meditazione in movimento, nei quali gli aspetti esperienziali sono ben più importanti di ciò che accade al corpo.
Quest’ultimo viene insomma impiegato come rampa di lancio per viaggi psichici alla scoperta del Sé. È da qui che scaturiscono quelle sensazioni di benessere, ritrovata energia, voglia di vivere e di quel controllo della mente mai provato che gli appassionati di yoga ben conoscono.
Il praticante impara a raggiungere - per un tempo via via più lungo - lo stato dello yoga che il Grande Maestro Patanjali ha cesellato nel suo celebre aforisma, quello in cui “le modificazioni mentali sono inibite”. E qui per modificazioni mentali si intendono gli innumerevoli pensieri inutili - e quindi dannosi - che incessantemente sferzano come un vento molesto il “laghetto” della mente. Da qui nasce la consapevolezza del Sé che si trova oltrepassando i mulinelli del pensiero, i passati lontani che non potranno più toccarci, le distrazioni del presente, i futuri impronosticabili sui quali almanacchiamo costantemente.
Accanto all’ambizioso obiettivo del governo della mente, lo yoga in millenni di storia ha sviluppato lo studio approfondito del Prana, l’Energia interiore che si muove nel respiro, che è un’intuizione comune ad altre culture orientali: Qi o Chi in Cina, Kiai in Giappone. Si tratta sempre del medesimo elemento sottile, ben noto ai praticanti di discipline come il Tai Chi e il Karate e purtroppo assai meno al grande pubblico occidentale. Segno che il dominio di culture che qui da noi hanno da sempre assoggettato il corpo alla mente hanno scavato un solco profondo tra uno e l’altra. Che è esattamente l’opposto di ciò che lo yoga si propone: connettere corpo, mente e anima in un grumo di rinnovata consapevolezza; ritrovare l’Unione interiore.
Ovviamente, il controllo della mente e lo sviluppo del Prana sono obiettivi di lunghissima portata, che però molte persone percepiscono la possibilità di raggiungere già alla prima lezione.
Saranno queste a intraprendere il cammino dello yoga con pazienza e tenacia. Naturalmente può succedere che i fatti della vita (cambiamenti di abitudini, gravidanze, nuovi orari di lavoro eccetera) possano allontanare alcuni praticanti dall’abitudine delle lezioni settimanali, ma non saranno pochi quelli che, magari a sorpresa, spunteranno in sala anche dopo anni. Segno questo che l’evoluzione personale intrapresa con lo yoga non sì è mai interrotta, che si è imparato ad arrestare il vortice dei pensieri e che dolorini sparsi e rigidità fisica si sono attenuati fino a scomparire. Quella sensazione di malessere ha lasciato spazio a una nuova consapevolezza di sé e del mondo che ci sta intorno, è finalmente si è pronti ad affrontare il destino che ci aspetta.
Ecco, questo è lo yoga.