Yoga, non c'è pratica senza costanza

  • Autore: Silvio Bernelli

Bastano poche sessioni per cominciare ad apprezzare i benefici dello yoga: l'attenuazione di quei piccoli dolorini che magari ci hanno molestato per mesi; la regolarità del ciclo sonno-veglia; la diminuzione dell'ansia che proprio non voleva saperne di mollare e un'apertura mentale che favorisce la consapevolezza, la serenità, la scoperta del mondo interiore e della spiritualità.

A moltissime persone basterebbe anche uno solo di questi benefici per buttarsi a capofitto nella pratica.

Ovvio però che ci sia un'altra faccia della medaglia. Si chiama sacrificio, dedizione e nel linguaggio dello yoga può chiamarsi tapas. È uno dei cinque Niyama, una delle cinque regole di comportamento codificate dal grande Maestro Patanjali nel suo capolavoro Gli aforismi dello yoga. Il termine tapas ha molti significati ma qui possiamo tradurlo come ardore, impegno del praticante.

Il primo ostacolo al tapas, nella complessa società in cui tutti viviamo, è la mancanza di tempo. Serve tempo infatti per la pratica yoga. Una sessione di gruppo almeno una volta la settimana, per cominciare, e poi una pratica personale a casa, meglio se prima di colazione, anche di pochi minuti. Un esercizio di consapevolezza, un pranayama attivante e una breve sequenza composta da due o tre asana ben eseguiti bastano per iniziare la giornata come si deve.

Ma soprattutto, quello che serve per una pratica yoga consapevole, è un tempo lungo a disposizione, privo di interruzioni. I benefici dello yoga sono riservati a chi non stacca mai dalla pratica, a chi è capace di impegnarsi nel tapas una settimana dopo l'altra, un mese dopo l'altro, un anno dopo l'altro. Perché basta interrompere la pratica anche per poche settimane per ritrovarsi facilmente al punto di partenza. E questo può essere davvero frustrante.

Il segreto quindi è: non mollare. Mai. Per nessuna ragione. Continuare a combattere contro la realtà quotidiana per strappare le ore necessarie allo yoga. Tante o poche che siano, l'importante è che ci diano la possibilità di rimanere su un percorso stabile che punta dritto verso il futuro.

La necessità di una pratica regolare cancella naturalmente la possibilità di uno yoga saltuario, di uno yoga-quando-ho-il-tempo-di-farlo che, tra l'altro, è incompatibile con il minimo di rispetto e dedizione che una filosofia complessa e profonda come lo yoga richiede.

Per questo, ad esempio, trovo sbagliata l'abitudine - sempre più frequente - in certi corsi di yoga di aprire le lezioni a persone che frequentano una volta ogni tanto, a spot, magari prenotando la propria sessione attraverso una app quando si ha un momento libero.

Ai praticanti incerti che mi si avvicinano chiedendo una modalità del genere, rispondo sempre di no con un sorriso sulle labbra, e dentro di me penso: se non riesci a trovare il tempo per occuparti di te, come posso farlo al posto tuo?

 

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