Ancora un po' di pazienza, ma ormai ci siamo. La pratica di gruppo sarà di nuovo consentita in buona parte del paese. Rispettando tutte le restrizioni legate alla pandemia da Covid-19 e, almeno all'inizio, all'aperto.
D'altronde lo yoga si presta perfettamente per essere svolto in mezzo alla natura. Basta scegliere un luogo silenzioso e appartato, nel quale i praticanti possano - prima di ogni altra cosa - ritrovarsi, parlarsi, tornare a condividere la sensazione di appartenere - tutti insieme - a una comunità. Per quanto piccola sia, è in realtà parte di quella formata dai milioni di praticanti sparsi per il mondo.
Tra questi, anche quelli che si sono avvicinati allo yoga attraverso lo streaming durante la pandemia, che ora - se vogliono diventare praticanti autentici, se vogliono davvero scoprire il cammino di ricerca interiore che è lo yoga - avranno l'occasione giusta per praticare come si deve: in tanti, insieme.
Questo non significa che le lezioni on line verranno abbandonate. Piaccia o meno, lo yoga in streaming è qui per restare. E l'importante in fondo è che si tratti di yoga, quello che arriva da una tradizione sempre rinnovata, e non la ginnastica acrobatica, il "finto yoga" che si vede spesso proposto nei vari corsi web e su youtube.
Parliamo della pratica vera, quella che sta tornando, all'aperto.
Sarà bellissimo sedersi nuovamente in gruppo, far risuonare il suono sacro dell'Ohm e dopo, magari, cantare un mantra. Poi, un pranayama attivante (Bhramari, ad esempio), qualche asana dinamico per scrollarsi di dosso la ruggine di un lungo anno passato molto più a casa del solito. Soprattutto, una volta tanto, almeno nella parte iniziale della meditazione che concluderà la sessione, sarà importante portare l'attenzione non tanto a ciò che accade dentro di noi, quanto a ciò che accade intorno a noi.
Invitiamoci, esortiamoci a sentire il terreno leggermente accidentato ma incredibilmente stabile sul quale sediamo a gambe incrociate. Sentiamo il vento che accarezza, increspa, il tessuto leggero della maglietta o della tuta. Sentiamo il calore del sole sulle guance, la fronte; il respiro dei nostri vicini, le loro masse energetiche che pulsano accanto a noi; i richiami degli animali, l'eco remotissima del traffico su qualche strada statale.
Lì, in quella situazione e in quel momento, potremo facilmente realizzare quanto durante la pandemia, ciascuno chiuso nella propria stanzetta, il sentire e condividere le sensazioni del mondo di fuori, quel calore, quel vento, e la vibrazione delle persone vicine, ci siano terribilmente mancati. D'altro lato, paradossalmente, scopriremo che - passati i primi minuti della meditazione - saremo come sempre capaci di calarci nelle profondità di noi stessi ed entrare in contatto con il nostro vero Sé; che è più prezioso, immenso e condiviso di quanto si pensi. In fondo, una sensazione identica a quella provata nei cubicoli in cui siamo stati a lungo rinchiusi durante la pandemia, a riprova di come, a casa propria o in un parco o in sala insieme a decine di compagni, il praticante yoga non è mai solo. E che le vibrazioni attraverso le quali è connesso con il mondo possono affievolirsi, ma mai, assolutamente mai, sparire.
Silvio Bernelli