Cosa possiamo fare noi praticanti yoga in questi giorni troppo assurdi per essere veri? Come contrastare il subdolo diffondersi dell'epidemia e della paura e allo stesso tempo restare saldi e forti mentre siamo responsabilmente chiusi in casa?
Possiamo accedere alle lezioni di yoga in streaming, ad esempio. Al netto degli innegabili problemi tecnici e della mancata magia della lezione in sala, è comunque un esperimento che vale la pena di tentare. Perché alla fine a prevalere su tutto è la voglia di stare insieme e condividere anche questi impronosticabili giorni di contagio. Mai come ora infatti è importante ritrovarsi - sebbene a distanza - tra simili, in più di un caso di amici. Adesso che non ce l'abbiamo più, è facile capire quanto sia importante appartenere a una comunità, fare parte di qualcosa più grande che non il nostro - abbastanza malandato ultimamente - sé. E non importa quanto questa comunità sia grande. Che si tratti di un piccolo gruppo di praticanti yoga o di un paese intero, poco cambia.
Possiamo cercare su internet lezioni di grandi maestri o giovani insegnanti. Occhio che però nel primo caso seguiamo - con tutte le limitazioni del caso - qualcuno che ha qualcosa di importante da dire; nel secondo, in particolare se si tratta di uomini e donne belli e prestanti, dobbiamo sapere che molti dei loro video sono lì per catturarci in una platea di consumatori-cliccanti alla quale vendere tute, tappetini e stili di vita firmati.
Possiamo informarci, studiare, approfondire. Ora che il tempo a disposizione è molto, la parola d'ordine è leggere, leggere, leggere i grandi testi dello yoga. Rileggerli, magari, tornare ai passaggi che più ci avevano colpito, provare a interpretarli alla luce delle conoscenze accumulate nel tempo.
Possiamo praticare, dedicandoci per i primi giorni alle tecniche che più ci piacciono - è questo il momento di essere indulgenti con se stessi - ma poi, appena ci sentiamo pronti, timidamente, con ogni cautela, proviamo ad avvicinarci a quelle che ci respingono. Sono queste di solito che hanno da insegnarci di più.
Possiamo fare tutto questo, ma naturalmente nulla di questo importa se la tempesta virale - con tutto quello che ne seguirà - che impazza fuori dalle nostre case non ci induce a guardare bene in fondo a noi stessi, al mondo che ci ruota intorno, alle regole con cui l'abbiamo costruito. Altrimenti - finita questa emergenza - un'altra arriverà a distruggere ancora una volta un equilibrio troppo precario per durare, un pianeta che non si vuole comprendere nella sua totalità, nella sua interdipendenza, nel quale noi uomini e donne, per quanto ci piaccia pensare il contrario, non siamo i padroni. Senza consapevolezza, senza questa consapevolezza, non c'è pratica. Non c'è yoga. E neanche c'è futuro.