Basta una manciata di lezioni per capirlo: sullo yoga si vuole sapere ben di più di quanto l’insegnante riesca a comunicare durante la pratica. E così viene naturale rivolgersi alla biblioteca partorita da questa disciplina.
E visto che lo yoga conta una storia millenaria (la datazione al 3.000 A.C. si deve a un frammento rinvenuto nel sito archeologico di Mohenjo-daro, oggi Pakistan, che raffigura forse il demone-bufalo Mahisha assiso nell’ardua postura chiamata Gorakshasana), i testi sono innumerevoli.
Uno di quelli fondamentali, e primo in ordine cronologico, è la Bhagavad-Gita. È il libro al centro del monumentale ciclo narrativo denominato Mahabharata, composto forse intorno al 500 A.C. e poi continuamente riscritto e aggiornato.
Tecnicamente, la Bhagavad-Gita è un poema epico che narra lo scontro tra due clan rivali imparentati tra loro: i Kaurava e i Pandava. A capo di questi ultimi c'è il leggendario arciere Arjuna. Un attimo prima di entrare in battaglia, Arjuna realizza che sta per scontrarsi con alcune delle persone con cui è cresciuto e si rifiuta di combattere. Gli viene in soccorso il suo auriga, che si rivelerà essere Krishna, un avatar del Dio Vishnù, che gli impartisce una lezione di vita e di yoga. Arjuna si riprende, si lancia all'assalto e sbaraglia i suoi nemici.
Successivo è il testo più importante di tutti, Aforismi dello yoga di Patanjali. L’autore è avvolto nel mistero, potrebbe essere vissuto tra il II secolo A.C. e il IV secolo D.C. e quindi non si conosce l’esatta datazione degli Aforismi dello yoga. Ciò che si sa per certo è che è un volume dedicato al Raja Yoga, lo yoga “mentale”, di immensa profondità, più che criptico in molti passaggi. È necessario leggerlo e rileggerlo con attenzione per intero se si vuole davvero comprenderlo.
D’altronde il compianto maestro Sribhashyam era solito ripetere a lezione come suo padre, il grande Krishnamacharya, glielo avesse fatto leggere sei volte di seguito quand’era ancora solo un bambino.
Più semplici da assimilare alcuni testi successivi, databili tra 1500 e 1700, l’Hatha yoga pradipika (La lanterna dell’hatha yoga), la Gheranda samhita e la Shiva samhita (rispettivamente, La raccolta di Gheranda e La raccolta di Shiva).
Si tratta di libri dedicati all’Hatha Yoga, lo yoga “dello sforzo”, e attribuiti a maestri leggendari ma riscritti più volte nei secoli. Questi tre testi raccolgono descrizioni abbastanza succinte di asana, pranayama e bandha (le tre tecniche specifiche dell’Hatha Yoga) perché erano concepiti come mero supporto all’insegnamento del maestro. Non era previsto avessero una diffusione propria.
E poi, naturalmente, per uno studio approfondito ci si può rivolgere anche a pubblicazioni contemporanee. La scelta è sterminata. Ogni anno escono sul mercato migliaia di libri che parlano di yoga, meditazione e via studiando. Tra questi non è sempre facile trovarne uno capace di trasmettere la complessità della pratica senza volgarizzarla.
Un buon modo per effettuare una prima scrematura è rivolgersi a prodotti di case editrici specializzate, come Astrolabio-Ubaldini, Macro, Edizioni Mediterranee, Magnanelli, Accademia, Punto d’Incontro. Nei loro cataloghi si trova veramente di tutto, dagli antichi testi vedici allo yoga tibetano. Inoltre, questi editori pubblicano autori contemporanei molto apprezzati come Vimala Thakar, Corrado Pensa, Thich Nhat Hanh, I.K. Taimni, Anodea Judith.
Va detto però che anche case editrici generaliste come Adelphi, Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Harper’s Collins e Neri Pozza pubblicano ottimi libri sullo yoga.
Da segnalare infine l’esistenza di testi fondamentali pubblicati e distribuiti in proprio, come Yoga Nidra del grande maestro Satyananda.
Dove trovare tutti questi testi? Nelle librerie e negli store on line, certo, ma per chi considera molto yogica l’idea del riciclo, è bene dare un’occhiata alle bancarelle dei libri usati. Chissà che lì non ci sia uno di questi titoli ad aspettarci, magari in ottime condizioni e a metà prezzo.