Yoga statico o dinamico? L’inganno è nella domanda

  • Autore: Silvio Bernelli

“Ma voi che tipo di yoga fate, statico o dinamico?” Basta questa domanda a mettere in guardia anche l’insegnante di yoga meno scafato.

Intanto perché bisognerebbe partire dal punto che lo yoga autentico è di fatto uno solo e punta al bersaglio grosso codificato dal grande maestro Patanjali quasi duemila anni fa: il governo della mente. A questo obiettivo l’Hatha yoga, lo yoga “dello sforzo” che è una variante più recente di quello canonizzato da Patanjali, affianca la stimolazione del corpo energetico attraverso gli asana, le “posture”, e altre tecniche meno note al grande pubblico.

Si tratta insomma, attraverso tutta una serie di azioni e posizioni che coinvolgono il corpo e un’attenzione costante a tutto ciò che accade nel corpo, di accedere a quella dimensione segreta della mente che alcuni maestri di meditazione chiamano “essenza della mente”. L’unico luogo in cui, oltre la tempesta dei pensieri inutili che riguardano ciò che è completamente fuori dal nostro controllo, si può scoprire il proprio vero .

Senza questo percorso lo yoga non esiste. E ciò suggerisce che i curiosi che pongono la domanda in apertura abbiano avuto probabilmente esperienza del sempre più pervasivo e dannoso Finto yoga. Si tratta di un coacervo di attività prettamente fisiche che dallo yoga prendono il nome e alcune tecniche in modo assai superficiale. Queste infatti vengono solitamente velocizzate per renderle appetibili al praticante occidentale. Qualcuno che è sovente desideroso di muoversi, rilassarsi, curare la sciatica, eliminare il mal di schiena, tenersi in forma.

Intendiamoci, non è che cercare agilità e rilassamento sia un male, anzi. È certamente meglio dedicarsi a una qualsivoglia attività fisica, piuttosto che spalmarsi sul divano di casa prigionieri delle proprie preoccupazioni.

Ma il punto è che per lo yoga una maggiore libertà di movimento e l’abilità nel rilassarsi sono benefici secondari, assai meno importanti della trasformazione interiore che lo yoga, per forza di cose, pone come traguardo finale. Un traguardo che è quasi sempre sconosciuto anche alla maggioranza delle persone che si avvicinano allo yoga. Non di meno, molte di loro poi restano nella pratica decenni proprio perché, anche attraversando fatiche e ripensamenti, ne comprendono l’irrinunciabilità. Perché solo la pratica porta alla scoperta del Sé.

Tornando alla domanda iniziale, sarebbe poi anche da chiarire che lo yoga, e in particolare l’Hatha yoga, per non parlare poi dell'Ashtanga yoga, non è affatto una disciplina statica. Vero, sono fondamentali la durata e l’immobilità nelle posture e la lentezza di certe movenze, ma a queste l’Hatha yoga affianca una lunga serie di tecniche veloci, in qualche caso velocissime. Le contrazioni degli organi interni, i Bandha, ad esempio; o certe tecniche purificatorie come Kapalabhati, che contempla ripetute, intense e fulminee espirazioni; alcuni Pranayama come Brahmari e la sua vorticosa mmmm fatta ruotare alla radice del naso; le sequenze delle quali Surya Namaskara, il Saluto al Sole, è solo la più celebre. E poi ancora; ardue posizioni di forza ed equilibrio, capriole e salti fino ad arrivare agli sfidanti movimenti dello Yoga tibetano.

Insomma, per chi lo conosce, lo yoga non è affatto quella disciplina statica e oltremodo noiosa, quella sorta di ginnastica per catatonici, che viene descritta guarda caso proprio dai seguaci del Finto yoga. Che è ahinoi quello che si vede nella gran parte delle palestre, negli innumerevoli corsi-fai-da-te e ultimamente nell'assai poco controllata abitudine dell’Home yoga, dove l’insegnante riceve nel salotto di casa uno o due allievi, spesso amici o vicini di pianerottolo, senza alcun tipo di professionalità.

Chi si occupa di yoga da decenni non può nascondere il sospetto che nelle occasioni sopra elencate non ci sia proprio traccia di tecniche come i Bandha, Kapalabhati eccetera; e che sovente, quasi sempre, non ci sia alcuna attenzione alla consapevolezza, al percorso di crescita interiore.

Sono pronto a scommettere che l’unica sequenza proposta sia, nel 90% dei casi, il Saluto al Sole. Una tecnica che può entusiasmare solo chi di yoga sa poco o nulla, ma che ha però il vantaggio di poter essere servita in modo pronto, rapido e divertente come il cibo del fast food; che in fondo, a ben pensarci, sta alla cucina della mamma come il Finto yoga sta allo yoga autentico. Chissà quale preferirebbero le persone che chiedono: “Ma voi che tipo di yoga fate, statico o dinamico?”.

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