“Ogni giorno un leone deve mangiarsi una gazzella. Ogni giorno una gazzella deve sfuggire a un leone. Quindi, appena sveglio, che tu sia leone o gazzella, mettiti a correre”. Suona più o meno così un celebre proverbio africano, che però oggi - come quasi tutto - sembra perdere senso davanti al caos della società contemporanea. E sì, perché, a parte una manciata di leoni costantemente sotto i riflettori, la verità è che siamo (quasi) tutti gazzelle. Siamo (quasi) tutti fragili e spaventati davanti a guerre, minacce nucleari, pulizie etniche, attentati, bullismi istituzionali, crolli in borsa, impoverimenti di massa, migrazioni epocali e stravolgimenti climatici e tecnologici ai quali giusto ci viene chiesto di assistere, meglio se con un sorriso idiota sulle labbra.
Ovvio che in buona parte della popolazione mondiale cresca lo sconcerto, lo sbigottimento. E ancora peggio si sente quella italiana, da tempo alle prese con una serie di guai ai quali molti attori, politica in primis, paiono incapaci di offrire anche solo un abbozzo di risposta. Non a caso, già il rapporto ISTAT del 2024 sanciva come il rapporto con la politica degli italiani fosse, per usare un eufemismo, disastroso.“L’84,4% degli italiani è convinto che ormai i politici pensino solo a se stessi e il 68,5% ritiene che le democrazie liberali occidentali non funzionino più”. Non soprende quindi che si registri un fenomeno come “Il ritrarsi dalla vita pubblica, con un tasso di astensione che alle ultime elezioni europee del 2024 ha toccato un livello mai raggiunto prima nella storia repubblicana, pari al 51,7%.”
D’altronde, gli italiani sembrano ben consci di doversela cavare da soli in un contesto economico che Intesa Sanpaolo, una delle più importanti banche del paese, giudica così: “La spinta propulsiva verso l'accrescimento del benessere si è smorzata. Nel periodo 2003-2023 il reddito disponibile lordo pro-capite delle famiglie è oggi inferiore del 7% in termini reali.” Ecco un dato che, coperto dal fuoco di sbarramento dei media, si è notato poco. Appena diversa la sorte toccata ai numeri della produzione industriale: - 3,5% nel 2024. Che dire, “Mala tempora currunt”, per citare un altro adagio famoso. Il rapporto Istat 2024 definiva l’Italia un paese strenuamente impegnato a “galleggiare”, a resistere. E chissà come lo definirebbe ora, dopo le ultime sparate dei vari leoni ai quali si alludeva in testa all’articolo.
È naturale che davanti a una realtà così inafferrabile, a un mondo che pare disintegrarsi alla stessa velocità con cui i telegiornali magnificano con servizi di dubbio gusto i lanci nello spazio dei milionari (di forte impatto sulla vita di tanti, immagino), l’istinto suggerisca di rinchiudersi, ritirarsi in se stessi. Risultato finale: l’autismo di massa del quale la dipendenza allo smartphone di miliardi di persone è solo il più evidente dei segnali.
Che fare insomma? Una strada potrebbe essere quella non di ritirirarsi ma di raccogliersi in se stessi. È la via dello Zen (e del tiro con l’arco, come scriveva il saggio Herrigel tanti anni fa), delle arti marziali orientali, della meditazione, dello yoga. Discipline anche molto diverse tra di loro che però puntano tutte al medesimo obiettivo: ritrovare la consapevolezza, ritrovarsi.
Perché soltanto nella quiete che si raggiunge oltre la tempesta dei pensieri dannosi, delle recriminazioni, delle paure si comprende che - piaccia o meno - si è tutti sulla stessa barca; un minuscolo pianeta che vaga nello spazio tra miliardi di stelle. E che - piaccia o meno - bisognerebbe impegnarsi per andare d’accordo invece che boicottarsi, odiarsi, uccidersi. Banale? Certo. Utopia? Anche. Ma va detto: pare che in giro non si vedano tante idee migliori. Almeno per le gazzelle, ovviamente.