L'insonnia e le meraviglie dello Yoga Nidra

  • Autore: Silvio Bernelli

Non riesco a dormire. Mi sveglio nel cuore della notte e non riprendo sonno. Darei qualunque cosa per riposare otto ore filate. Quante volte abbiamo sentito queste lamentele? Evidentemente, nella vita di oggi qualcosa non funziona. Troppe seccature. Troppe aspettative. Troppe rinunce. Da qui nascono quei mali che angustiano l'anima e che durante il giorno vengono messi da parte come polvere sotto il tappeto, spostando l'attenzione sugli appuntamenti, il lavoro, gli obblighi familiari; guardacaso, i medesimi impegni che causano quella pressione che spesso proprio nell'insonnia trova dimora, sfogo.

La verità è che ci sono istanze troppo urgenti per essere ignorate. E che da qualche parte il prezzo per un'esistenza troppo proiettata verso la fantasmagoria del mondo alla fine si paga. E poi naturalmente l'insonnia crea a sua volta una cappa di nervosismo e spossatezza che ricade sul giorno. Vivere con leggerezza diventa impossibile.

Come uscirne? Con la pratica yoga, naturalmente. Che però, attenzione, non è come prendere una pillola o schiacciare un interruttore e sperare che, immediatamente, tutti i guai, i lambiccamenti notturni e l'insonnia scompaiano come per magia. Lo yoga non è una scorciatoia. Richiede impegno e dedizione. E più lo si pratica seriamente, più queste due merci, cosi rare nel mondo di oggi, vengono richieste in dosi massicce.

In cambio però si ha molto; anche, per i tanti che la cercano, l'eliminazione dell'insonnia o almeno la sua attenuazione. Qualunque lezione di hatha yoga ben fatta, con una giusta alternanza tra attenzione, contemplazione, sforzo e rilassamento, dona fin da subito una sensazione di autocontrollo e quiete capace di accompagnarci fino al momento in cui posiamo la testa sul cuscino. Ancora più rimarchevole è poi l'effetto sul giorno successivo. Ci si sveglia riposati e positivi, con i movimenti più sciolti e una minore propensione ad arrovellarsi sugli affanni quotidiani.

Niente di sorprendente, d'altronde. Sono anni ormai che la scienza ha dimostrato come lo yoga abbia il potere di ridurre le quantità di adrenalina e cortisolo rilasciate nel sangue. Sostanze che, se prodotte in dosi eccessive, diventano veri e propri killer per la serenità interiore. Non a caso, dalla loro presenza si calcola lo stress a cui si è sottoposti.

Risultati ancora più interessanti - e decisivi per chi soffre d'insonnia - sono quelli garantiti dalla pratica dello Yoga Nidra, il "sonno yoga". Si tratta di un rilassamento guidato della durata di circa 40-50 minuti, di cui negli ultimi anni è diventata famosa una declinazione semplificata proposta da alcuni psicologi chiamata Mindfulness. Una parola che in italiano significa "consapevolezza".

Da mettere in chiaro però che tra queste due discipline le differenze sono molteplici e gli obiettivi divergenti, nonostante la seconda sia una derivazione della prima.

Lo Yoga Nidra ha una storia ben nota. È un'invenzione del grande maestro Satyananda (1923 - 2009). Giovanissimo studente nella comunità di Shivananda, a Rishikesh, in India, viene incaricato di fare la guardia notturna all'ashram, ma si addormenta regolarmente. Dopo poche settimane, Satyananda scopre di conoscere a memoria tutti i mantra che gli allievi più giovani avevano imparato a cantare all'alba, proprio mentre lui era appisolato sulla sedia. L'intuizione: il sonno cela un potere magico.

Dopo anni di esperimenti con meditazioni guidate nell'immobilità,  Satyananda codifica la tecnica dello Yoga Nidra nel testo intitolato proprio Yoga Nidra, pubblicato in India nel 1976 e disponibile anche da noi nella traduzione delle Edizioni Satyananda Ashram Italia (248 pp, 28€).

Secondo questo testo, le scoperte portate dall'applicazioni della tecnica messa a punto da Satyananda sono innumerovoli.

Sul piano scientifico, approfondite osservazioni in laboratorio (tra le prime e più significative quelle del Kennedy Institute di Copenhagen), hanno dimostrato che lo Yoga Nidra, mantenendo a lungo il praticante nello stato ipnagogico (il confine tra veglia e sonno) prolunga per quaranta e più minuti i fenomeni che accadono normalmente nella fase dell'addormentamento, che nella vita normale dura fra i tre e i cinque minuti.

In questa fase il cervello, che è un campo elettrico, produce onde Alfa, ben più rilassanti delle onde Beta associate al funzionamento durante il giorno. Intanto, la risposta all'ipotalamo fornita dalla meditazione guidata dello Yoga Nidra abbassa la tensione del sistema simpatico, quello volontario che regola i meccanismi attacco e fuga, i movimenti del corpo; e aumenta il rilassamento al sistema parasimpatico che regola gli organi involontari: cuore, polmoni, reni eccetera.

Inoltre durante lo Yoga Nidra, attraverso la voce dell'insegnante, l’ipotalamo riceve stimoli dal mondo esterno attraverso la corteccia cerebrale. Suggestioni e immagini che il praticante registra soltanto a livello inconscio. Questa attivazione dell'ipotalamo fa sì che la ghiandola pituitaria rilasci nella circolazione sanguigna endorfina ed encefalina, sostanze che dànno benessere e aiutano il corpo a sopportare il dolore, e l’ormone GH, a cui si devono crescita e sviluppo mentale.


Contemporaneamente, la tiroide rilascia un fattore che si chiama TRF che ha il compito di equilibrare il tasso metabolico, la composizione del sangue. L’area sessuale-riproduttiva viene sollecitata dagli ormoni gonado-trofici.

Insomma, ecco perché in molti paesi lo Yoga Nidra oggi è parte integrante di molte terapie: placa il cervello e stimola il corpo come forse nessun'altra tecnica al mondo.

Fin qui alcuni dei numerosi vantaggi medici dello Yoga Nidra, certamente importanti per chi soffre di insonnia (e non solo), ma in fondo collaterali per il praticante yoga. A lui, a noi, quello che interessa di più è l'aspetto rivelatorio della pratica.

Durante lo stato di sonno vigile tipico dello Yoga Nidra infatti, il corpo è immobile, la mente è stabile e questa particolare condizione permette al Sé di risvegliarsi, risplendere. È l'entità universale e intoccata nascosta nei più reconditi meandri di noi stessi. Lo yoga la chiama Atman o Purusha, a seconda delle distinzioni filosofiche tipiche delle diverse tradizioni indiane. Ma a prescindere da come si chiami e da cosa sia esattamente, a noi praticanti in fondo interessa sapere che c'è. E che può essere nutrita e rinnovata giorno dopo giorno attraverso lo yoga.

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