Lo stress è da tempo un’emergenza. Basta darsi un’occhiata intorno per capire come la pressione della vita quotidiana si stia facendo insopportabile per molte, troppe persone.
D’altronde, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva definito lo stress “male del secolo” già nel 2018.
Oggi la situazione, dopo lo shock pandemico, la fiammata dell’inflazione che ha impoverito le famiglie e le guerre in Ucraina e Medio Oriente alle quali il mondo sembra incapace di trovare rimedio, è peggiorata.
In un articolo del 10 ottobre 2024, l’IPSOS, forse il più importante istituto di ricerche di mercato al mondo, lo mette nero su bianco: “L’ultima rilevazione dell'Ipsos Global Health Service Monitor evidenzia come quasi la metà delle persone a livello internazionale (45%) ritenga che la salute mentale sia attualmente la principale preoccupazione tra i problemi sanitari che il proprio Paese deve affrontare, registrando un aumento di 18 punti percentuali rispetto al 2018.”
Nello specifico, lo studio IPSOS sottolinea che “Lo stress colpisce soprattutto le donne e le generazioni più giovani, con il 40% delle donne della Generazione Z che afferma di essersi sentita depressa al punto da provare tristezza o disperazione quasi ogni giorno per un paio di settimane o più, diverse volte.” E ancora: “Il 54% della Generazione Z e il 47% dei Millennials affermano di essersi sentiti stressati al punto da non poter andare a lavorare durante l'ultimo anno.”
Venendo al nostro paese, già nel nel 2018 uno studio di Assosalute (Associazione Nazionale Farmaci di Automedicazione) dichiarava che - visti i consumi farmaceutici rilevati - “l'85% degli italiani presentava disturbi legati allo stress”. Lo stress è insomma oggi il peggior nemico dell’essere umano. E forse anche il più pericoloso, vista la sua abilità nel nascondersi nei più remoti anfratti della mente per poi affiorare a volte anche con gesta eclatanti; gli omicidi commessi in famiglia da uomini insospettabili, le classiche “brave persone” spesso descritte dai vicini increduli davanti alle telecamere della tv, ad esempio.
Tocca intervenire, insomma, prima che lo stress travolga tutto e tutti, ma come? Naturalmente, esistono molte soluzioni. Per chi se lo può permettere può essere l’abbandono di un lavoro troppo faticoso, chi ha problemi di coppia forse farebbe bene a separarsi da un/a partner non più adatto/a alla persona che si è diventata; altri possono dedicare più tempo alle proprie passioni, a camminare in campagna, inforcare una bicicletta, impegnarsi nel volontariato o nella ricerca di un pezzo per la propria collezione di memorabilia, imparare la sottile arte dell’ikebana.
Per me, e per milioni di praticanti, il tempo migliore che si può regalare a se stessi è quello dello yoga, della meditazione. Discipline che permettono di fermare la corsa delle cose intorno a noi e radicarci nella consapevolezza. L’unico posto in cui si può comprendere chi siamo e cosa davvero vogliamo; l’unico luogo sicuro per la mente perennemente sferzata da richieste, aspettative, sogni, ricordi andati a male, relazioni difficoltose, torti infilitti e subiti; in definitiva da tutto, ma proprio tutto ciò che è causa dello stress.
Raccolti in se stessi si provano sensazioni di tale profondità e dolcezza che spesso è difficile esprimere a parole. Le ha trovate ad esempio Rupert Spira, maestro di meditazione inglese.
Nel suo libro La natura della coscienza, pubblicato in Italia da Ubaldini Editore, a proposito di ciò che si sperimenta quando è si assorbiti nel Sé, scrive: “Queste sensazioni di pace, gioia e connessione, in realtà non sono sentimenti nuovi. Sono semplicemente le qualità intrinseche alla nostra natura essenziale che filtrano nell’esperienza oggettiva attraverso i torbidi strati di contrazione e separazione. È per questo motivo che non siamo mai motivati ad allontanarci da tali sentimenti. Hanno il sentore di casa. Li sentiamo come un diritto di nascita. Sono il nostro diritto di nascita. Il riconoscimento della nostra vera natura, il suo riconoscersi, diminuirà sempre le nostre sofferenze, anche se la misura e la velocità con cui ciò accadrà sarà dettata, nella maggior parte dei casi, dalla densità del nostro condizionamento precedente.”
Chapeau, Spira. Ecco svelato il segreto. La meditazione è tornare a casa.