La pandemia da Covid-19 ha chiuso tutti i luoghi della pratica yoga. E purtroppo pare che siamo davanti a un evento per nulla eccezionale, destinato probabilmente a ripetersi a ondate fino all'arrivo - forse e chissà quando - del sospirato vaccino. Questa tragedia purtroppo non sorprende affatto noi praticanti. Lo yoga da millenni insegna che nel mondo tutto è Uno. Pensare che l'uomo, che è solo uno tra i molti ospiti del pianeta, possa assoggettarlo al proprio dominio è un'idea smentita in modo inequivocabile dai fatti.
Detto questo, nell'attesa che nuove disposizioni di legge e bella stagione possano permettere lo yoga all'aperto, ci tocca guardare in faccia la realtà: a lungo sarà impossibile organizzare la pratica con molti partecipanti in una sala al chiuso. Una situazione che chiama tutti noi insegnanti a un cambio di paradigma. È ora delle lezioni in streaming.
Certo, la vibrazione sottile e pulsante dello yoga in sala, non è che una lontana parente di quella che si sprigiona durante una lezione on line, ma se quest'ultima è l'unica che ci è possibile fare, credo sia nostro dovere farla.
Ai molti insegnanti che esprimono perplessità davanti a una pratica così lontana, nelle forme e nei modi, da quella trasmessa per millenni, possiamo suggererire di trovare conforto sul piano teorico-filosofico nella Bagavdgita. "E se anche rifletti sul tuo personale dovere non hai motivo di tremare, giacché per uno ksatrya (guerriero, n.d.a.), nient'altro è meglio di una giusta guerra!" (2, 31).
Al di là delle retorica guerresca, ben poco consona allo yoga di oggi, è questo solo uno dei molti passi in cui Krishna richiama Arjuna ai doveri della propria missione. Eccone altri:
"Tu compi l'azione che ti compete, giacché l'agire è meglio del non agire, la tua stessa vita fisica non può sussistere senza l'azione" (3, 8).
Il punto qui è naturalmente l'azione priva di attaccamento, senza l'obiettivo del risultato. Un concetto che in sanscrito viene espresso con una sola parola: tyaga. In presenza di questo, conta l'azione, il come è secondario, tanto: "Così sono di molti tipi i sacrifici che si possono compiere nella bocca del Brahman. Sappi che essi scaturiscono tutti quanti dall'azione; grazie a questa sarai liberato" (4, 32).
Insomma, cosa deve fare un insegnante di yoga? Insegnare. E se on line è l'unico modo per farlo, che sia on line.
Le ragioni di ordine pratico sono molte. Intanto, per gli allievi, soprattutto in questo momento di reclusione forzata, la lezione di yoga in streaming è un appuntamento che aiuta a scandire i giorni della settimana e per alcuni è tra le pochissime occasioni di "incontro" sociale, nonché un presidio di resistenza mentale; per tutti può essere un viaggio nella piena comprensione dei fatti allo scopo di affilare la consapevolezza. Una grande occasione di crescita, insomma.
Per quanto concerne invece la pratica più in generale, disdegnando il mezzo internet noi insegnanti di yoga rischiamo di lasciare campo libero a chi vende le lezioni in streaming a cinque euro - alimentando una pratica on demand che è l'esatto contrario dell'esperienza evolutiva insita nella nostra disciplina -; e agli insegnanti di ginnastica che con i loro giovani corpi scolpiti promuovono qualcosa che dello yoga ha solo il nome, ma che è perfetto per pubblicizzare tute e tappetini firmati.
Più in generale poi, evitare di dare lezioni in streaming mi sembra possa dare via libera all'abusivismo imperante di quegli insegnanti che lavorano nel salotto di casa, senza nessuna assicurazione né garanzia, sottraendo risorse alla collettività.
È ovvio. Le lezioni on line devono essere diverse da quelle in sala; più brevi e compatte, ad esempio, per favorire la concentrazione. E meglio eliminare i lunghi kumbhaka, i pranayama elaborati, gli asana in equilibrio sulla testa e tutte le altre pratiche complicate. Ma on line comunque si può fare molto. Le tecniche di visualizzazione, meditazione e i mantra vengono benissimo, così come le sequenze di asana più semplici.
È fondamentale comunque tenere bene a mente che il mezzo tecnologico è in grado di far emergere con chiarezza i limiti dell'insegnante. Un ginnasta che propone nude sequenze di asana si dimostrerà adatto solo ai fan dell'esercizio fisico e, incapace di far passare qualunque messaggio profondo, verrà presto abbandonato da chi cerca una pratica di scoperta del Sé. E un insegnante colto ma poco carismatico, incapace di organizzare un discorso catturante, risulterà terribilmente noioso.
In questo contesto virtuale, fatta salva la preparazione di base dell'insegnante, l'elemento più importante è la voce. È proprio alla voce che nelle lezioni on line viene demandato per intero il passaggio vibrazionale-energetico che scorre tra allievi e insegnante, che deve essere così potente da sopperire alla mancata energia del gruppo in aula.
Siamone consapevoli. Oggi i tempi non ci chiedono di cambiare, ma di migliorarci.