Tenere duro. Dare il meglio. Alzare ogni volta l’asticella della prestazione. Sono più o meno questi i messaggi che la società costantemente trasmette, spesso accompagnati dalle rassicuranti promesse sulla rivoluzione tecnologica, che certamente renderà ogni cosa facile, veloce, a portata di click.
Per carità, l’ottimismo è certamente un elemento senza il quale è difficile vivere, e una buona dose di fiducia nel mondo che verrà è necessaria per non lasciarsi strangolare dalla foga dei tempi, ma la verità è che molti, nella vita di oggi, non si sentono affatto a loro agio.
I cambiamenti sono troppo rapidi per essere governabili e ci si trova spesso a barcamenarsi tra un guaio e l’altro, tra le richieste insopprimibili che vengono dal mondo del lavoro, dai nostri cari e - fonte più importante - dal più profondo di noi stessi.
Sono questi i tempi di una facile e generalizzata sensazione di inadeguatezza, che il bombardamento continuo di esortazioni a combattere, a farcela ad ogni costo, non fa che enfatizzare.
Ecco allora che si cerca un modo per resistere alla routine che tutto schiaccia, macina, distrugge. Qualcuno infila tuta e scarpette e si getta anima e corpo nel running, spesso inconsapevole di come il suo sia un esercizio fisico sì, ma soprattutto una meditazione in movimento.
Discorso simile si potrebbe fare per chi si dedica - e qui la consapevolezza cede il passo alla voglia di divertimento - al collezionismo di abiti vintage, ai tornei di Agility Dog, ai raduni di figuranti in costume o alle sfilate di auto storiche. Tutto va bene insomma, basta che spenga il fuoco che brucia sotto la cenere del Sé: carriere, famiglie, relazioni e amori sbagliati. È questo d’altronde il medesimo obiettivo di tutti i neofiti di yoga e meditazione: staccare, rilassarsi, trovare un freno alle incombenze e approdare alla tanto agognata pace interiore.
Nulla di male, in tutto questo. Ciascuno reagisce alla vita che ha a seconda della persona che è, di quali sono le sue possibilità e di ciò che sente più affine. Il problema è che se ci si ferma al rilassarsi per resistere, alla boccata d’aria che consenta di rifiatare per poi tornare alla stessa vita di prima, sperando di essersi allenati abbastanza per affrontarla, si commette un errore molto comune.
Intanto perché bisognerebbe trovare il coraggio di ammettere che, almeno per quel che riguarda noi figli dell’Europa occidentale, abbiamo avuto in sorte vita, agi e possibilità che la stragrande maggioranza delle persone al mondo si sogna.
Basterebbe ricordarselo per comprendere che i disastri nella vita possono capitare a tutti, anche a noi, ma che - generalmente parlando - accadono assai di più a chi è nato in una baraccopoli o in un paese in guerra. Siamo stati fortunati, insomma. Dovremmo imparare a sorridere di più, vincere la cultura del lamento e sviare l’attenzione da tutto ciò che non va - che naturalmente esiste, ci mancherebbe altro - per concentrarla su tutto ciò che invece funziona. Che qui in casa da noi non è poco, ammettiamolo.
E poi, per quanto concerne invece più strettamente la categoria dei praticanti, gli sperimentatori delle infinite possibilità del corpo, gli esploratori dell’inconscio, va detto come lo yoga e la meditazione forniscano gli effetti rilassanti, le boccate d’aria fresca e la capacità di resistenza richieste dalla tumultuosa società contemporanea, ma siano in grado di fare infinitamente di più: liberare la mente proprio dagli assillanti propositi del riconoscimento, della carriera, del successo.
La pratica può condurci in quel luogo segreto di noi stessi dove non ci sono urgenze di sorta, ma solo la quiete consapevole del Sé. È quello che accade al termine di un percorso yoga che, se è tale, non può non sfociare in quella trasformazione personale chiamata Parinama. Si tratta della rinascita in una nuova forma mentale nella quale si impara a vivere senza sentirsi obbligati a tenere duro, a non mollare. L’obiettivo dello yoga non è imparare a resistere, ma a sottrarsi al giogo che il mondo intorno a noi vorrebbe ogni giorno imporci. Vivere, non sopravvivere. È sempre questa in fondo, dalla notte dei tempi, la formula della libertà.